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Background sociale

La costa della Groenlandia orientale è interessata da una corrente oceanica fredda che discende, costante d'estate e d'inverno, da nord a sud trasportando grandi masse di 'pack-ice'.
Questo ghiaccio marino a lastroni, residuo estivo della banchisa artica, che forma al largo della costa una fascia larga dai 100 ai 300 chilometri, rende la Groenlandia orientale inavvicinabile via mare per la maggior parte dell'anno, ed è stato la causa principale del suo isolamento dal resto del mondo, ma anche il suo maggior alleato contro la colonizzazione occidentale.

Infatti, mentre nella Groenlandia occidentale, abbastanza libera dai ghiacci per la presenza della calda Corrente del Golfo, insediamenti per il commercio delle pellicce venivano aperti fin dal XVIII secolo rendendosi responsabili di una pressione culturale molto marcata, la Groenlandia orientale riusciva, grazie a questo isolamento forzato, a preservarsi da ogni influenza esterna.

La situazione iniziò a cambiare nel 1884, anno in cui il capitano di marina danese Gustav Holm da capo Farewell, punta sud della Groenlandia, risalì la costa orientale alla ricerca di resti di insediamenti vichinghi.
Bloccato dal ghiaccio in prossimità di Ammassalik riuscì però a mettere in mare un umiaq e ad entrare abbastanza facilmente nel sistema di fiordi interno.
Qui scoprì 11 villaggi dove poche centinaia di Inuit della oramai scomparsa cultura di Thule vivevano isolati dal resto del mondo in una condizione di totale dipendenza dall’ambiente circostante, traendo sostentamento unicamente dalla caccia alla foca, alla balena, al narvalo, dalla pesca e dalla raccolta di bacche.


1884 - Gustav Holm perlustra i fiordi di Ammassalik

I danesi capirono subito l'importanza di questa regione per il commercio delle pelli di foca e d'orso e dell’olio di balena, così nel 1894 vi insediarono stabilmente una stazione commerciale e una missione religiosa.
Ma, nonostante l'influsso esercitato da questa stazione, nei villaggi la vita continuò a trascorrere seguendo i ritmi e gli usi tradizionali.
Ed in parte ancora oggi è così, specialmente nei piccoli insediamenti dispersi, come Tiniteqilaaq e Isertoq, sebbene dalla II Guerra Mondiale la presenza di una base militare americana, oggi dismessa, abbia contribuito in maniera massiccia a introdurre il sistema di vita occidentale.

La vita in Ammassalik è sempre dipesa, e tutt'oggi dipende, dalla caccia e dalla pesca.
Soprattutto dalla caccia alla foca. Nessuna altra alimentazione è abituale né possibile.
Praticata da oltre mille anni in equilibrio armonico tra il sostentamento e la sopravvivenza delle specie, quali foche, balene e orsi bianchi, la caccia è sempre stata considerata un atto sacro e la preda un dono offerto dalla Natura per la sopravvivenza.
Qui non si è mai praticata l'uccisione della foca per la predazione della pelliccia.

In Ammassalik sono tutti cacciatori.
Il valore inestimabile che la caccia riveste per questa comunità lo si può comprendere visitando i piccoli villaggi di Tiniteqilaaq, Isertoq, Sermiligaag, dove vivono un numero limitato di famiglie, oggi come un tempo strettamente legati al proprio ambiente da un filo sottile che fa dipendere la sopravvivenza della “specie Inuit” da quella della “specie foca”.
Ad eccezione dei pochi che hanno trovato un'occupazione nella manutenzione delle infrastrutture, nelle scarse attività commerciali, negli uffici pubblici, per gli altri l'unica fonte di reddito è sempre dipesa dalla vendita delle pelli provenienti da una caccia ad esclusivo uso alimentare.

       
   
   
 

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