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 Ammassalik oggi

Gli inuit di Ammassalik, caratterialmente amichevoli e aperti agli stranieri, mantengono in maniera marcata i tratti principali della originaria cultura.
Le danze, il folklore, le concezioni della vita e della caccia intese come dono della natura sono ancora quelle di 1000 anni fa e la famiglia, complici i molti mesi di freddo e buio che costringono il nucleo familiare a vivere a stretto contatto per molto tempo, è sempre il principale centro di socialità.
Altra peculiarità culturale è la mancanza assoluta del senso della proprietà.
In sua vece si è sviluppato un forte senso della condivisione, indispensabile per far fronte alle carestie che hanno sempre colpito questi villaggi.

Anche l'alimentazione è rimasta quella tradizionale: soprattutto la foca e la balena. Nessun'altra alimentazione è abituale, nè possibile.
Quando la caccia e la pesca non sono sufficienti per soddisfare il bisogno del nucleo famigliare, questo rimane senza mangiare anche per svariati giorni.


Casa di terra' presso il museo di Tasiilaq

Molti degli abitanti di Ammassalik fino agli anni '70 del secolo scorso vivevano in maniera semi-nomade, trascorrendo l'inverno nelle "case di terra".

Negli ultimi anni del secolo scorso, a seguito del massacro dei cuccioli di foca perpetrato in Canada per la predazione della pelliccia, in molti Paesi del mondo l'importazione delle pelli è stata regolamentate e permessa esclusivamente se certificata proveniente dalla caccia alimentare.
Nonostante questa normativa venisse, e venga tutt'oggi, rigidamente rispettata le associazione ambientaliste hanno continuato a boicottarne il commercio.
Il mercato delle pelli di foca si è così definitivamente chiuso e la quasi totalità degli abitanti di Ammassalik ha oggi gravi problemi di sopravvivenza.
Cosicché molti cacciatori anziani, e anche molti giovani, per cercare un lavoro abbandonano i villaggi di origine sparsi lungo i fiordi e si trasferiscono a Tasiilaq, che rappresenta per loro la 'grande città' con il maggior numero di possibilità lavorative.
Ma anche qui le particolari condizioni climatiche e ambientali permettono esclusivamente una debole economia di sussistenza: né coltivazioni, né allevamento, ma ancora solo caccia alla foca e pesca.

Così pochissimi trovano un'occupazione. Agli altri non resta che trasferirsi ad ovest, nelle grandi città di Nuuk e di Sisimiut, trasferimento che comunque non sempre garantisce un lavoro, oppure vivere con il sussidio di disoccupazione.

Queste consapevolezze: emigrazione con conseguente sradicamento dal proprio luogo di origine e dagli affetti famigliari, disoccupazione e umiliazione per il sussidio, originano, specialmente fra le giovani generazioni, numerosi problemi. Depressione e un tasso di suicidi paurosamente alto sono così all'ordine del giorno.

 
 
 
 

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