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La situazione iniziò a cambiare nel 1884, anno in cui il
capitano di marina danese Gustav Holm, dopo aver doppiato capo Farewell,
estrema propaggine meridionale della Groenlandia, si spinse verso
nord alla ricerca di resti di insediamenti vichinghi.
Giunto ad Ammassalik, si insinuò nei fiordi ghiacciati con
un umiak guidato da sei donne inuit della Groenlandia occidentale,
e durante queste perlustrazioni scoprì alcuni villaggi, dove
413 abitanti vivevano in una condizione di
totale dipendenza dall'ambiente circostante, soggetti a condizioni
climatiche e ambientali difficili.
Dieci anni dopo, nel 1894, una stazione per il commercio delle pellicce
danese e una missione religiosa luterana si insediarono ad Ammassalik,
che ribattezzarono Tasiilaq.
Ma nonostante l'influsso esercitato da questa stazione, dove venivano
raccolte le pellicce per essere poi vendute sui mercati europei
ed americani, nei villaggi interni la vita è sempre trascorsa
seguendo i ritmi e gli usi tradizionali.
Ed in parte ancora oggi è così, specialmente
nei piccoli insediamenti dispersi nei fiordi, come Tiniteqilaaq
e Isertoq, sebbene dalla II Guerra Mondiale la presenza di una base
militare americana, oggi dismessa, abbia iniziato a introdurre il
modo di vivere occidentale.
Mentre sulla costa occidentale gli abitanti si chiamano Inuit, su
quella orientale il nome esatto è Iivi, termini che entrambi
significano semplicemente 'uomini'.
Il termine 'Esquimese, o Eskimo', ancora usato comunemente fuori
dal Canada e dalla Groenlandia, qui non è gradito, in quanto
significa mangiatori di carne cruda, ed è sentito come un
insulto.
Il termine 'esquimese' era usato in senso spregiativo nei loro confronti
dagli indiani Algonquini che vivevano del nord Canada, ed erano
in lotta perenne con loro.
Riportato nel 1611 da un missionario francese, fu poi comunemente
utilizzato per indicare gli abitanti di quelle terre estreme.
Gli
abitanti di Ammassalik fino a pochi anni orsono vivevano in maniera
semi-nomade, trascorrendo l'inverno nelle "case di terra":
costruzioni parzialmente interrate con le pareti in pietra e il
tetto in erba, che poi abbandonavano in estate, quando si spostavano
per cercare migliori ambienti di caccia e pesca, e che l'inverno
successivo potevano venire utilizzate da qualsiasi altra famiglia.
Durante queste migrazioni stagionali, alloggiavano in tende di pelle
di foca.
Ancora oggi gli anziani raccontano di essere vissuti, nell'età
giovanile, nelle 'case di terra'.
A
causa dei molti mesi di freddo e di buio che costringono il nucleo
familiare a vivere a stretto contatto per molto tempo, la famiglia
continua ad essere il centro della socialità.
La
vita degli abitanti di Ammassalik è sempre totalmente dipesa
dalla caccia e dalla pesca.
In questa regione di pietre e rocce, dove non crescono cespugli
né alberi, e non vi è nessuna possibilità di
coltivare, l'unica dieta è ancora quella tradizionale: soprattutto
la foca, fino agli anni 1970 cacciata con kayak e arpione.
Nessuna altra alimentazione è abituale, nè possibile.
Negli
ultimi anni molti, soprattutto i giovani, per cercare lavoro abbandonano
i loro villaggi e si trasferiscono a Tasiilaq, che rappresenta la
grande città e il massimo livello di modernità cui
possono aspirare.
Ma pochissimi trovano lavoro. Gli altri non solo restano disoccupati,
ma perdono anche il contatto con il nucleo famigliare originario.
Inoltre, dovendo forzatamente abbandonare la cultura originaria
per gli elementi della cultura occidentale, difficile da assimilare
perché troppo lontana dal modo di pensare e di agire cui
erano stati educati, divengono vittime di un grande squilibrio psicologico.
Questi fattori, combinati insieme, originano numerosi e gravi problemi:
alcoolismo, depressione, e un tasso di suicidi paurosamente alto,
specialmente fra i giovani.
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